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Tu chiamale se vuoi … EMOZIONI!

Vi siete mai chiesti quali sono e che effetti possono avere nel corpo le emozioni?

La parola Emozione deriva dal latino ex movere “muovere da, muovere fuori”.

Fu Charles Darwin, alla fine dell’Ottocento, tra i primi studiosi ad affrontare il tema delle radici biologiche delle emozioni e la loro fisiologia. Partendo dalle sue riflessioni, iniziò ad osservare le reazioni vegetative come ad esempio la produzione di lacrime, le modifiche del respiro, del ritmo cardiaco cercando di capire dove e perchè originassero. Darwin sostenne che si tratta di “programmi innati” nell’essere umano, utilizzati per comunicare agli altri il proprio stato d’animo, le situazioni di rischio, di benessere, di minaccia e indispensabili per la sopravvivenza.

Le Emozioni si suddividono le emozioni in Primarie e Secondarie.

Le Primarie si esprimono nei primi periodi di vita e sono quelle che ci accomunano ad altre specie animali. Queste sono rappresentante dalla rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disgusto.

Le Secondarie, sono invece l’insieme delle emozioni primarie elaborate dalla mente in seguito al proprio sviluppo, alla crescita individuale e l’integrazione sociale. Sono rappresentate dall’invidia, dall’odio, dall’ansia, dalla gelosia, dalla speranza, dal perdono, dall’offesa, dalla nostalgia, dalla vergogna e molte altre.

L’oncologo Christian Boukaram, nel suo libro “Il potere anticancro delle emozioni” (2012) le definisce “energia pura che ci motiva; una pressione psicologica che ci spinge ad agire”. Le emozioni traducono quindi il sentire fisiologico dell’organismo.

Le esperienze emotive, siano esse positive o negative, vengono codificate nella memoria e, per effetto di stimolo/attivazione, creano una risposta. Questo meccanismo insito nella mente è nato per facilitare una risposta rapida e generale dell’organismo, in quanto una risposta meno rapida e più “ragionata” costringerebbe l’essere umano a soffermarsi di volta in volta su ogni nuovo stimolo che si presenta.

Con uno studio pubblicato da un gruppo di ricerca italiano sulla rivista internazionale Science, si è dimostrato che alcune cortecce sensoriali svolgono un ruolo chiave nel conservare i ricordi emotivi. Queste aree del nostro cervello sono deputate ad elaborare stimoli sensoriali e sono denominate cortecce visive, uditive, gustative ecc. Questo studio ha reso noto che l’attività di queste aree aumenta significativamente in presenza di stimoli che in precedenza avevano acquisito un forte connotato emotivo; mentre l’attività rimane normale se si subiscono stimoli sensoriali simili che però precedentemente non erano stati associati a nessun contenuto emotivo.

In altre parole, durante qualsiasi esperienza i suoni, le voci, i colori, gli odori, gli oggetti, e i volti vengono associati all’aspetto emotivo del momento, e il ricordo emotivo registrato in passato riprodurrà, in circostanze analoghe, lo stesso effetto psico-fisico.

Nel 2013 è stato svolto un esperimento (Dott. Nummenmaa – Università di Palo Alto) con il quale è stata realizzata una mappa delle sensazioni fisiche associate alle emozioni. Sono stati coinvolti 700 individui di paesi diversi, scelti volutamente per dimostrare che il codice delle sensazioni corporee legate alle emozioni è universale. Sono stati crea ti nei soggetti diversi stati emotivi e una volta suscitata la sensazione, hanno dato loro delle foto del corpo umano ed hanno chiesto di colorare le parti del corpo che sentivano “accendersi o spegnersi” in risposta all’emozione provata.

La mappa creatasi alla fine dell’esperimento ha dimostrato che molti luoghi comuni non erano del tutto sbagliati; infatti gli sperimentatori hanno descritto che la rabbia, per esempio, “si sente” nei pugni, la vergogna sul volto, l‘ansia nel petto, il disgusto nella pancia e la paura invece coinvolge tutto il busto e soprattutto la zona del cuore.

Le uniche due emozioni che si sentono in tutto il corpo sono la felicità e l’amore!

L’esperimento ha anche evidenziato che la depressione è l’unico stato emotivo che non ha nessuna posizione specifica, ma toglie energia a gambe, braccia e volto.

Lo studio ha inoltre dimostrato come, a livello biologico, i meccanismi emozionali servano a preparare l’organismo ad affrontare una sfida ambientale, mettendo in atto una risposta tra sistema nervoso, muscolo-scheletrico, cardiovascolare e neuroendocrino.

Le emozioni, quindi, sono collegamenti bidirezionali tra mente e corpo: per questo motivo la prima fase della salute fisica dovrebbe essere quella di prestare attenzione, attraverso l’osservazione sia dei sintomi fisici che emotivi, alle sensazioni della persona. Comprendere il sentire del corpo attraverso l’interpretazione emozionale aiuta a capire i meccanismi psico-neuroendocrino-immunologici attivati dalla richiesta emotiva del soggetto.

La cura, di qual si voglia natura, dovrebbe includere sempre l’aspetto emozionale dell’individuo, visto che le emozioni sono programmi adatti alla sopravvivenza dell’essere umano, il non considerarle nel percorso di cura, sarebbe come escludere una parte importante, quella che conduce alla guarigione.